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Aradia, o il Vangelo delle Streghe (la Storia e il legame con la Wicca) […] E vero che sei uno spirito, Ma tu sei nata per essere ancora. Mortale, e tu devi andare Sulla terra e fare da maestra A donne e a’ uomini che avranno Volentà di inparare la tua scuola Che sara composta di stregonerie. […] Il brano che riportiamo sopra è un pezzo del canto di apertura di “Aradia, o il Vangelo delle streghe” di Charles Godfrey Leland, in cui Diana la Dea delle Streghe si rivolge alla figlia Aradia (Erodiade). Il libro fu pubblicato nel 1899 e a detta dell’autore è un manoscritto con la dottrina della Stregoneria che si pratica sull’Appennino Tosco-Emiliano. Tale manoscritto fu consegnato a Leland da Maddalena che, sempre secondo quel che dice l’autore, era una strega vagabonda che raccoglieva per Leland storie di folclore locale. Leland dice di essere a conoscenza dell’esistenza di tale testo dal 1886, ma che solo dopo 11 anni di conoscenza e frequentazione Maddalena l’ha ritenuto degno di ricevere il manoscritto, che consegna all’autore sul “Colle di Val d’Elsa” vicino a Siena e che secondo la tradizione doveva rimanere segreto. (vedi anche l’articolo sulle Origini della Wicca) Il tema su cui si svolge il percorso manoscritto è legato a Diana la Regina e Dea delle Streghe simboleggiata dalla Luna che insieme al fratello Sole [chiamato Lucifero (dal latino lucifer lux – ferre che significa portatore di Luce)] genera Aradia (Erodiade) che seppur figlia di Divinità è mortale e viene inviata tra i mortali per insegnare agli oppressi la Stregoneria. Il Testo è scritto in un italiano impreciso che Leland lascia così “come ricevuto” (e così noi lo riportiamo) modificandone solo in parte alcuni brani e mettendo dei commenti propri ai brani consegnatoli da Maddalena. “Aradia, o il Vangelo delle Streghe” è ovviamente molto anticlericale e contro i signori che sfruttavano i poveri rendendoli schiavi, l’esempio lampante lo troviamo già nel canto di apertura, quando Diana sempre rivolta ad Aradia dice: […] Tu sarai (sempre) la prima strega, La prima strega divenuta nel mondo, Tu insegnerai l’arte di avvelenare, Di avvelenare (tutti) i signori, Di farli morti nei loro palazzi, Di legare il spirito del oppressore, E dove si trova un contadino ricco e avaro, Insegnare alle streghe tue alunne, Come rovinare il suo raccolto Con tempesta, folgore e balen, Con grandine e vento. Quando un prete ti fara del male, Del male colle sue bene di’Zioni, Tu la farei (sempre) un doppio male Col mio nome, col nome di Diana, Regina delle streghe... […] In tutto il testo vengono riportate minacce più o meno velate a signori avari e crudeli e a preti. Il motivo di questa avversione è presto detto secondo Leland, l’Aradia viene scritto in un periodo in cui il popolo dei poveri è oppresso da signori crudeli che tutto vogliono e tutto ottengono in quanto ricchi. La conseguenza è che il popolo cerca nella Chiesa Romana l’aiuto che il Dio cristiano dovrebbe dare, in quanto tutti gli uomini sono uguali davanti a Dio e quindi anche davanti alla Chiesa, ma nella realtà così non è, spesso i signori ricchi e oppressori sono proprio i preti o i prelati più alti, così il popolo in silenzio si ribella e impara l’arte delle streghe da Aradia figlia di Diana e Lucifero. Il nome Aradia viene scritto per la prima volta proprio in “Aradia, o il vangelo delle streghe”, non esistono tracce precedenti né successive a questo testo. Leland fa risalire il nome Aradia ad Erodiade, ma come scrive lui: “[…]Aradia è chiaramente Erodiade, che anticamente era associata a Diana quale capo delle streghe. Ritengo comunque che questa figura non derivi dalla Erodiade del Nuovo Testamento, ma da una replica più antica di Lilith che portava lo stesso nome. In questa figura infatti sono abbinate e identificate le Regine del Cielo, o Regine della Notte e della Magia, dei popoli ariani e semiti ed è possibile che ciò fosse noto ai primi creatori dei miti. Già nel sesto secolo d.C., l’adorazione di Erodiade e di Diana fu condannata dalla Chiesa al Concilio di Ancira.[…]” Sono inoltre presenti in alcuni incantesimi delle minacce alla stessa Divinità, ponendo così la strega/stregone sullo stesso piano della Dea, questo atteggiamento è sempre stato presente nel folclore italiano, minacciare divinità e, più avanti, santi per ottenere uno specifico risultato. Espressioni di questo genere si fondano sull’importanza delle richieste fatte dai fattucchieri cui generalmente dipendeva il raccolto o il bestiame che avrebbe fatto la differenza tra vita e morte. Un esempio lampante è riportato nel seguente canto: Aradia! Aradia! Tanto ti prego Per l’amore che por ti ha tua madre, E a l’amor tuo che tanto l’ami, Ti prego di farmi la grazia, La grazia che io ti chiedo Se questa grazia mi farei, Tre cose mi farai vedere, Serpe strisciare, Lucciola volare, E rana cantare Se questa grazia non mi farai, Desidero tu non possa avere, Avere più pace e ne bene, E che da lontano tu debba scomodarti. E a me raccomodarti, Che ti obri… che tu possa torrnar Presto al tuo destino. Un altro aspetto importante di “Aradia, o il vangelo delle streghe” è la ritualistica semplice e priva di orpelli che queste streghe (o presunte tali) utilizzavano per i loro scopi. Come abbiamo scritto questo testo si rivolge a persone povere, a volte prive di mezzi di sostentamento, che non potevano permettersi strumenti costosi e, inoltre, la paura di essere scoperti avrebbe spinto queste persone a non utilizzare attrezzi specifici e riconducibili alla pratica magica. Dunque le attrezzature utilizzate sono quelle presenti nelle cucine di ogni abitazione dell’epoca, farina, sale, pietre bucate e pentole, insomma niente che facesse credere che quelle persone fossero streghe o stregoni. Riportiamo un paio di esempi esplicativi: da “il sabba, tregenda o raduno delle streghe come consacrare la cena – Scongiurazione della farina” “Scongiuro te, o farina! Che sei il corpo nostro—senza di te Non si potrebbe vivere—tu che Prima di divenire la farina, Sei stata sotto terra, dove tutti Sono nascosti tutti in segreti, Maccinata che siei a metterte al vento, Tu Spolveri per l’aria e te ne fuggi Portando con te i tuoi segreti! […]” Da “lo scongiuro delle pietre sacre a Diana – Scongiurazione della pietra bucata” “Una pietra bucata L’ho trovato; Ne ringrazio il destin, E lo spirito che su questa via Mi ha portata, Che passa essere il mio bene, E la mia buona fortuna […]” Le ipotesi si sono susseguite negli anni, ma in realtà non esiste alcun legame tra Aradia e la storia, o la mitologia oppure il folclore si tratta probabilmente di un invenzione di Leland stesso, presumibilmente l’autore ha raccolto alcuni brani di folclore, inventandosene altri e con un po’ di fantasia ha creato “Aradia, o il vangelo delle streghe”. Potrebbe apparire inutile, per questo articolo, andare ad analizzare la rilevanza storica e folcloristica (peraltro misera) del testo, ma è necessario dire che “Aradia, o il vangelo delle streghe” non è uno studio folcloristico, né probabilmente un manoscritto rinvenuto da Leland, quanto come detto una sua invenzione, questa creazione però, pur non avendo carattere accademico, ha lasciato un impronta indelebile negli studi successivi. Dobbiamo dire che Leland fu il primo ad avanzare l’ipotesi che uno o più gruppi di Streghe e Maghi o Stregoni fossero sopravvissuti all’epoca dei roghi portando l’Arte Stregonesca fino alla fine dell’800. Questa attenzione creò delle notevoli reazioni a livello accademico e da subito le sue teorie furono in parte smentite, ma in qualche modo Leland a livello accademico otteneva ancora qualche consenso derivante in principal modo da “Etruscan – Roman Remains in Popular Traditions” (tradotto in italiano con “il Tesoro delle Streghe – i segreti della magia Etrusco-Romana) e altre pubblicazioni di raccolte sul folclore Europeo. Queste ipotesi colpirono profondamente gli studiosi, soprattutto di origini anglosassoni, che col tempo cercarono di dare ragione o torto a Leland. È lapalissiano che la sua fama e la sua ricerca nel folclore europeo hanno spinto molti altri a ricercare in qualche modo un nesso tra la stregoneria dell’epoca dei roghi, e precedente, e quella in auge (a detta di taluni) nel XX secolo. Dunque si può affermare che seppur con un’anima da romanziere Leland ha creato involontariamente un movimento importante, che ha permesso ad altri studiosi di proseguire o confutare le sue teorie e per questo la sua ricerca nel folclore è un evidente passo verso la nascita della stregoneria moderna, e pone manifeste basi a personaggi come la Murray e Gardner. Un altro motivo per cui bisogna ritenere “Aradia, o il vangelo delle streghe” un libro importantissimo per la nascita e lo sviluppo del neopaganesimo di stampo stregonesco, è l’influenza e la correlazione che, il testo, ha avuto nella pratica della Wicca. In principio la Wicca era molto più cerimoniale, successivamente grazie a più revisioni, soprattutto da parte di Gardner e della Valiente, molte parti prese da testi derivanti per esempio da Crowley vennero sostituiti e/o modificati, in parte venne utilizzato proprio il testo di Leland. Gardner e la Valiente, infatti, utilizzarono “Aradia, o il vangelo delle streghe” per uno dei più importanti passi della pratica Wiccan, di seguito riportiamo due tratti presi dall’Aradia: da “Come Diana diede alla luce Aradia” “Quando io saro partita da questo mondo, Qualunque cosa avrete bisogna, Una volta al mese quando la luna E piena... Dovete venire in luogo deserto, In una selva tutte insieme, E adorare lo spirito potente Di mia madre Diana, e a chi vorra Imparare le stregonerie, Che non la sopra, Mia madre le insegnera, Tutte cose... Sarete liberi della schiavitù! E così diverrete tutti liberi! Pero uomini e donne Sarete tutti nudi, per fino. Che non sarà morto l’ultimo degli oppressori e morto, Farete il giuoco della moccola Di Benevento, e farete poi una cena così:” da “il sabba, tregenda o raduno delle streghe come consacrare la cena – Scongiurazione a Diana” “Se questa grazia, o Diana, mi farai, La cena in tua lode in molti la faremo, Mangiaremo, beveremo, Balleremo, salteremo, Se questa grazi che ti ho chiesta, Se questa grazia tu mi farai, Nel tempo che balliamo, Il lume spengnerai, Cosi al l’amore Liberamente la faremo! E così dovrà essere fatto: tutti dovranno sedersi a cena completamente nudi, uomini e donne. Finita la cena, dovranno danzare, cantare, suonare e poi fare l’amore al buio con tutte le luci spente; perché è lo Spirito di Diana che le estingue e così dovranno danzare e suonare in suo onore.” Aggiungiamo ora un testo della Valiente: “Quando avrete bisogno di qualcosa, una volta al mese, e meglio se quando la luna è piena, allora voi vi riunirete in qualche luogo segreto e adorerete lo spirito di me che sono la Regina di tutte le streghe. Allora vi riunirete voi che desiderate imparare tutte le arti della stregoneria, e tuttavia non avete ancora raggiunto i suoi segreti più profondi; a voi io insegnerò cose che sono ancora sconosciute. E voi sarete liberi dalla schiavitù; e come segno che siete realmente liberi, sarete nudi nei vostri riti; e danzerete, canterete, banchetterete, suonerete musica e farete l’amore, tutto in mia lode.” Quello che riportiamo sopra è L’Incarico della Dea, scritto a più mani e come ultima revisione proprio quello della Valiente (è già presente su Speculum Deorum un altro articolo sull’Incarico della Dea che invitiamo a leggere) È evidente come Gardner prima (nella prima versione dell’Incarico) e la Valiente dopo abbiano preso spunto dal brano di Leland per creare “l’Incarico della Dea” che è parte FONDAMENTALE nella ritualistica Wiccan, soprattutto delle tradizioni meno eclettiche. Probabilmente questo è il brano più rappresentativo della Wicca e per farlo Gardner e la Valiente, insieme ad altri testi hanno usato “Aradia, o il Vangelo delle Streghe”. I Coniugi Farrar in “A Witches’ Bible” scrivono: “Gardner stese una prima versione, molto simile a quella qui riportata fino a “…tutto in mia lode.” (questo passaggio di apertura è tratta dai rituali delle streghe toscane riportati da Leland in Aradia: il Vangelo delle Streghe), seguivano poi alcune parole voluttuose estratte dalle opere di Aleister Crowley. Doreen Valiente ci disse: “sentivo che quelle parole non erano davvero adatte all’Antica Arte dei Saggi, per quanto belle fossero o per quanto ci si potesse trovare d’accordo con il loro significato; così scrissi la versione in versi dell’Incarico, tenendo buone le parole tratte da Aradia perché appartengono alla tradizione.” ” Alcune tradizioni come quella Alexandriana riportano altri riferimenti all’Aradia. L’esempio è nella Runa delle Streghe, The Witches’ Rune, in cui nell’inciso viene riportato: “Eko, Eko, Azarak, Eko, Eko, Zomelak, Eko, Eko, Cernunnos, Eko, Eko, Aradia! […]” Alcune tradizioni come quella inventata e fondata da Raven Grimassi denominata “Stregheria italiana”, prendono notevole spunto dall’Aradia e dagli scritti di Leland, tanto che partendo da tradizione Wiccan si è trasformata col tempo in una tradizione stregonesca distaccata totalmente (o quasi) dalla Wicca. Tirando le somme possiamo quindi dire che Leland e i suoi testi con “Aradia, o il Vangelo delle Streghe” in primo piano, sono stati il primo vero mattone su cui poi è nata la Wicca e si è sviluppato il neopaganesimo di stampo stregonesco. Certo non sarebbe bastato Leland, ma senza di lui probabilmente non avremmo avuto la Wicca, almeno non sarebbe stata quella che conosciamo oggi.
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Commenti
Che dire, probabilmente ti manca un infarinatura storica, non ripeto quello che ho scritto nell'articolo sulla reale esistenza dei personaggi che Leland riporta (inventa), ma resta evidente date le argomentazioni che ho riportato che la mia tesi è corretta. Riportami argomentazioni altrettanto, o maggiormente, valide e possiamo riparlarne. Dire "è così, perché è così" non vuole dire nulla…
Falco Citazione
q Citazione
Ti conviene dare una lettura a quello che ho scritto prima di dire assurdità, inoltre è una buona regola firmarsi.
Buona giornata
Falco Citazione
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