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PAN Nella mitologia greca è il Dio arcaico delle greggi, della fertilità, dei pastori, delle foreste e della vita selvaggia; è figlio di Ermete e Driope o Penelope, oppure di Zeus e Ibris (a seconda delle mitologie).
La mitologia riporta che appena Penelope vide il figlio rimase sconvolta dall’aspetto animalesco e terribile che aveva, così decise di abbandonarlo al suo destino. Ermes in seguito lo portò sull’olimpo ove venne accolto con amore e benevolenza dagli altri Dei, soprattutto da Dioniso che lo pose sotto la sua ala protettrice Qui riportiamo come Luciano lo descrive in “Dialoghi VIII”:
Pane (N R. alias Pan). Buon di, o babbo mercurio Mercurio. Buon di; ma, come io ti sono padre? P. Non sei tu il Cilennio Mercurio? M. Si, sono; ma come tu mi se' figliolo? P. Sono tuo bastardello, e nato d'amore M. Per Giove! bastardo forse di un becco e di una capra. Tu, mio, se hai le corna, e cotesto naso, e la barba irsuta, e i piè forcuti e caprini, e la coda sulle natiche? P. Con queste ingiurie che dici a me tu dimostri la bruttezza del figliol tuo, o padre, le stariano meglio a te, che sai far figlioli di questo garbo. Che colpa ci ho io? M. Chi tieni tu per madre? O mi sarei accozzato con una capra io? P. Non una capra, ma ricordati bene, se mai in Arcadia facesti violenza a una fanciulla libera. Ti mordi il dito: che cerchi? e non ricordi? la figliuola d'Icaro, Penelope. M. E perchè ella ti fece non simile a me, ma ad un caprone? P. Ti dirò proprio io le parole sue. Quando ella mi mandò in Arcadia, mi disse: O figliuolo, io sono tua madre penelope Spartana; e sappi che hai per padre il dio Mercurio, prole di Maia e di Giove. Se tu hai le corna ed i piedi forcuti, non dispiacertene; perchè quando tuo padre mescolossi con me, per nascondersi, prese la somiglianza di un capro; e però tu se' venuto simile ad un capro. M. Per Giove. Mi ricordo di una certa scappata. Dunque io che vo superbo per bellezza, e sono ancora imberbe, sarò chiamato tuo padre, e a mie spese farò ridere la gente per si bella figliolanza. P. Io non ti fo vergogna, o padre; chè io son musico, e so sonar la siringa molto bravamente. Bacco non può far nulla senza di me, e mi ha fatto suo compagno ed agitatore del tirso, ed io gli guido i balli. Se tu vedessi le greggie mie, quante ne ho in Arcadia e sul Partenio, ne saresti assai lieto. Io sono signore in tutta Arcadia. Ultimamente porsi un grande aiuto agli Ateniesi, e combattei con tanto valore a Maratona, che in premio mi diedero una spelonca sotto la cittadella. Se talora vieni in Atene, vi udirai chi è Pane. M. Dimmi, hai tolto moglie, o Pane? così mi pare che ti chiamino P. No, o padre: io sono focoso, e non sarei contento di una M. E certamente abbranchi le capre P. Tu motteggi, io mi sollazzo: con Eco, con Piti, e con tutte le Menadi di Bacco: e le mi vogliono un gran bene. M. Sai, o figliuolo, che cosa mi farai graditissima, e che io richiedo da te? P. Comanda, o Padre: vediamo M. Vieni a me, ed abbracciami pure; ma guardati di chiamarmi padre innanzi agli altri.
Dai romani è stato associato poi a Fauno. Viene spesso raffigurato con il fallo eretto, e successivamente come un essere con busto e testa umana e gambe caprine con l’aggiunta di corna (questa è la raffigurazione che più tardi il cristianesimo diede a satana, modificandone col tempo anche la figura originale, aggiungendo ali e coda e ridimensionando il pene, fino a farlo sparire). Pan inventò il flauto a sette canne, chiamato siringa, dal nome di una ninfa, di cui s’innamorò e che tentò di violentare; la ninfa trovatasi impossibilitata a fuggire chiese alle Neiadi di cambiarle aspetto, esse la mutarono in una canna. Pan trovò solo le canne che poi usò per costruire il suo flauto. Publio Ovidio Nasone (conosciuto come Ovidio) scrive nelle metamorfosi: “Pan che, mentre tornava dal colle Liceo, la vide, col capo cinto d'aculei di pino, le disse queste parole...». E non restava che riferirle: come la ninfa, sorda alle preghiere, fuggisse per luoghi impervi, finché non giunse alle correnti tranquille del sabbioso Ladone; come qui, impedendole il fiume di correre oltre, invocasse le sorelle dell'acqua di mutarle forma; come Pan, quando credeva d'aver ghermito ormai Siringa, stringesse, in luogo del suo corpo, un ciuffo di canne palustri e si sciogliesse in sospiri: allora il vento, vibrando nelle canne, produsse un suono delicato, simile a un lamento e il dio incantato dalla dolcezza tutta nuova di quella musica: «Così, così continuerò a parlarti», disse e, saldate fra loro con la cera alcune canne diseguali, mantenne allo strumento il nome della sua fanciulla.” La parola “panico” deriva dal timore che Pan generava col suo grido all’interno delle foreste. Una leggenda narra che quando Cristo venne ucciso sulla croce, in tutte le foreste del mondo si udì il grido “Pan è morto” che andava a simboleggiare la fine degli Dei pagani, e la nascita di un nuovo dio. Pan è il Dio delle fiere, il Dio che correva pei boschi urlando la sua forza, la sua natura Divina. La divinità che presiede alla natura selvaggia, incontrollabile, affascinante e distruttiva, il Dio che inseguiva le ninfe e le violentava fecondandole. Quest’ultimo è un punto focale di Pan, la Natura violenta che distrugge per creare qualcosa di nuovo di bello e potente. Non è una violenza fine a se stessa, per lussuria diciamo, è una violenza naturale che avviene per creare, per rendere alla Natura ciò che gli appartiene, cioè la Vita. Il Dio cornuto (come viene definito) che concede la vita e dona la morte, così che si possa ritornare alla vita. Un Dio dalla Oscura Luce, definito nella mitologia classica come una divinità minore, ma nel mondo rurale Lui era il Tutto e il Tutto era Lui. A PAN (di Falco)
Risponde l’uccellino al canto ribelle, All’urlatore Divino che corre pei boschi. Di corsa lo segue il cinghiale, La capra accanto e il cervo in testa. Verde si immola e vince gridando, Allungando il suo urlo al cielo splendente. Corre Pan e vince lo scontro, Corre Pan e ottiene il destino, Corri, o Pan, qui al mio fianco. Suona con me la melodia della Vita, Suona per me la tua magica sinfonia. Grida per me e indicami il cammino, Perché al mio fianco ti voglio, Sacro Signore del mondo incantato. Canzone a Pan (di Megrez) Oh Dio dalla Oscura Luce diffondi le tue note su quest'arida terra calpestala e riscaldala, che doni nuova vita che ciò che è gelato rinasca, che ciò che è arido germogli Oh Dio Pan, che tutto sei Oh Dio Pan, ogni cosa è te
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