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Wicca - Rituali Wicca
Scritto da Falco - Kisha   
Martedì 09 Settembre 2008 07:52
LA DISCESA DELLA DEA

 

 

Fondamentale importanza all’interno della ritualistica Wicca, di pressoché qualunque tradizione, è la “discesa della Dea” o “tirare giù la Luna” come viene anche chiamato, se ne parla in molti libri da “the Witches’ bible” dei Farrar a “Drawing Down the Moon” di Margot Adler, passando per vari autori tradotti anche in italiano.

Ritualmente il Grande Sacerdote invoca sulla Grande Sacerdotessa la Dea, “tirando giù la Luna” rappresentazione della Divinità comunemente femminile. In alcune tradizioni o nei lavori solitari è la Sacerdotessa stessa oppure il singolo praticante a evocare su di sé la Dea o a chiamarla nel cerchio (per i praticanti di sesso maschile). Questa operazione può portare alla così definita “canalizzazione” della Divinità nella Sacerdotessa, che a seconda delle capacità della medesima o del tipo di rituale rappresenta la Dea o ne diviene l’espressione reale all’interno del cerchio. Riportiamo la traduzione del pezzo del rituale preso da “The Witches’ Bible”, quindi di tradizione Alexandriana, che permette la “Discesa della Dea”:

 

Il Grande Sacerdote si accinge ora a “tirare giù la Luna” sulla Grande Sacerdotessa, lei sta in piedi dando le spalle all’altare, con la bacchetta nella mano destra e lo scettro nella mano sinistra, mettendosi nella “posizione di Osiride” (con i due strumenti stretti nei pugni e con le braccia incrociate a X davanti al petto, incrociando a loro volta gli strumenti al di sopra dei pugni), lui si inginocchia davanti a lei.

Il Grande Sacerdote da alla Grande Sacerdotessa i 5 baci incrociati, baciandola sul piede destro, sul piede sinistro, sul ginocchio destro e su quello sinistro, all’altezza dell’utero, sul seno destro, su quello sinistro e poi sulle labbra. (Quando lui raggiunge l’utero, lei apre le braccia nella “posizione di benedizione”).

Mentre fa questo lui dice:

 Benedetti siano i tuoi piedi, che ti hanno portato su questi sentieriBenedette siano le tue ginocchia, che si inginocchieranno di fronte al sacro altareBenedetto sia il tuo utero, senza il quale noi non esisteremmoBenedetto siano i tuoi seni, formati nella bellezzaBenedette siano le tue labbra, che pronunzieranno i sacri nomi. 

Per il bacio sulle labbra si avvolgono in un abbraccio, con i piedi che si toccano gli uni con gli altri.

Il Grande Sacerdote si inginocchia ancora davanti alla Grande Sacerdotessa che riassume la “posizione di benedizione”, col piede destro leggermente in avanti.

Il Grande Sacerdote invoca:

 Io ti invoco e ti chiamo, Potente Madre di tutti noi, portatrice di ogni fecondità; per il seme e la radice, il fusto e la gemma,la foglia e il fiore e il frutto,per la vita e per l’amore io ti invoco l’amore io t’invoco affinché tu discenda sul  corpo di questa tua servitrice e Sacerdotessa. Durante questa invocazione, lui la tocca col dito indice destro sul seno destro, sul seno sinistro e sull’utero e chiude tornando al seno destro. Sempre inginocchiato distende le braccia e le abbassa con i palmi rivolti in avanti e dice:  Ave Aradia! Dal corno della capra Amalteariversa il tuo immenso amore su di noi; volgo il mio sguardo umilmentedavanti a te, adorandoti fino alla fine,con amorevole sacrificio adorno il tuo santuario.Il tuo piede è alle mie labbra… 

Lui bacia il suo piede destro e continua:

 … la mia preghieranasce sopra  il fumo dell’incenso si leva; spendiil tuo antico amore,o Potente, qui discendiper aiutarmi che senza te sono smarrito. 

Il Grande Sacerdote si alza in piedi e, sempre fronteggiando la Grande Sacerdotessa, fa un passo indietro. La Grande Sacerdotessa disegna il pentagramma di invocazione della Terra nell’aria davanti a lui con la bacchetta dicendo:

 Della Madre, oscura e divinaMio lo scettro e mio il bacio;La stella a cinque punte dell’amore e beatitudineQui con questo segno Io ti rivesto. 

Con questo il “tirare giù la Luna”è finito.

 Questa è la traduzione pressoché letterale della discesa della Dea, rito posto nel contesto della ritualistica completa per aprire e chiudere il cerchio. Come si può notare la Grande Sacerdotessa ha la possibilità di entrare in trance non dovendo impegnarsi nelle operazioni rituali, il Grande Sacerdote dopo aver dato i cinque baci incrociati di benedizione alla Grande Sacerdotessa, invoca sulla stessa la Divinità concludendo l’invocazione con la frase io t’invoco affinché tu discenda sul  corpo di questa tua servitrice e Sacerdotessa.”. Quindi la Dea non la si trova vagamente all’interno del cerchio, ma viene rappresentata, o delle volte canalizzata, dalla Grande Sacerdotessa. Ed Fitch nel suo “il libro segreto delle arti magiche” riporta un rituale differente, in questo caso la Sacerdotessa partecipa più attivamente all’invocazione:L’incensiere va ben alimentato. La Sacerdotessa si pone a fianco dello specchio magico, in modo tale che tutti riescano a vederla; afferra il coltello, lo punta verso lo specchio ed esorta tutti a imitarla. Quindi dice: Sia il nostro respiro calmo e profondoMentre vogliamo la puntaDei nostri sacri coltelli.Non solo l’aria stiamo ora toccando,ma la leggera e argentata luce della Luna,simbolo primario della nostra Signora.È l’intero corpo a respirareSecondo l’alterno ritmo,non solo il petto.Indirizziamo il respiro, il nostro fiatoLungo le lame dei sacri coltelliPer raccogliere l’argentea, pura luceIn questo specchio di forzaE che la luce,veduta dal segreto occhio interiore,possa riflettersi benefica da tutto il Cerchio,per fare di questo luogoun luogo di paceper la presenza della nostra signora. Il Sacerdote, che sta a sud dell’altare, si muove verso la Sacerdotessa, afferra la spada e gliela consegna, dicendo: Noi siamo i figli della Luna,noi siamo nati nella sua risplendente luce.Ogni suo raggioÈ specchio della Dea e nostro Rivolgendosi a tutti coloro che stanno nel cerchio, la celebrante proclama: Che tutto ciò che custodiamo nei nostri cuoriSi espanda fuori da noi riecheggiandoFin oltre le stesse stelleCosì potremo essere ascoltati Ora tutti guardano a oriente puntando in altro i sacri pugnali in segno di saluto, mentre la Sacerdotessa lo fa con la spada. Il Sacerdote invoca: Oh benevola Dea dell’arco!Oh benevola Dea delle frecce!Tu Signora di ogni magia e di ogni caccia,Tu che risvegli nel cielo stellatoQuando il Sole sprofonda nel sonno.Tu, che sulla fronte haiLa Luna come diadema, tu che ami cacciare la notteDisdegnando il giorno.Tu, grande cacciatrice,cola le tue virginee ancelleal suono del corno,Tu, sovrana della magiaE dei mondi incantati e prodigiosiTi prego e ti invoco:scendi fra noi da lassùincarnati nella Sacerdotessa che per noi opera. Terminando il saluto, la Sacerdotessa depone la spada. Il Sacerdote invita tutti a inginocchiarsi davanti a lei.(ndr. Segue l’incarico della Dea).   

In seguito alla Discesa della Dea, nelle principali tradizioni, viene recitato “l’incarico della Dea”, ovverosia le parole che la Dea rivolge ai suoi seguaci (un altro articolo ne parla approfonditamente).

Ci preme aggiungere che l’importanza della dualità nella Wicca è primaria, questo implica che in seguito a questa “operazione rituale” viene svolto un simile lavoro per far discendere il Dio nel Grande Sacerdote.

In differenza rispetto ad altre religioni, che si rivolgono a degli Dei “a distanza”, nella Wicca la Divinità scende assieme ai praticanti, festeggia, anzi festeggiano, con loro e “entrano” in loro, partecipando attivamente alla vita del singolo e della congrega (quando di congrega si parla).

   Fonti:

“The Witches’ Bible”, Janet e Stewart Farrar

“Drawing Down the Moon”, Margot Adler

“il Libro Segreto delle Arti Magiche”, Ed Fitch

“L’Arte della Magia” Phyllis Currot

 

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