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Wicca - Rituali Wicca
Scritto da Falco   
Martedì 09 Settembre 2008 07:59

L’Incarico della Dea

La versione che riportiamo è quella utilizzata nella tradizione Alexandriana presa direttamente da “a witches’ bible” dei Farrar:

The Charge Of The Goddess
Written by Doreen Valiente

Sacerdote:

"Listen to the words of the Great Mother; she who of old was also called among men Artemis, Astarte, Athene, Dione, Melusine, Aphrodite, Cerridwen, Cybele, Arianrhod, Isis, Dana, Bride and by many other names."

Sacerdotessa:

"Whenever ye have need of anything, once in the month, and better it be when the moon is full, then shall ye assemble in some secret place  and adore the spirit of me, who am Queen of all the witcheries. There shall ye assemble, ye who are fain to learn al sorcery,  yet have not won its deepest secrets; to these will I teach things that are yet unknown. And ye shall be free from slavery; and as a sign that ye be really free, ye shall be naked in your rites; and ye shall dance, sing, feast, make music and love, all in my praise. For mine is the ecstasy of the spirit, and mine also is joy on earth; for my law is love unto all beings. Keep pure your highest ideal; strive ever towards it; let naught stop you or turn you aside.
For mine is the secret door which opens upon the Land of Youth, and mine is the cup of the wine of life, and the Cauldron of Cerridwen, which is the Holy Grail of immortality. I am the Gracious Goddess, who gives the gift of joy unto the heart of man. Upon earth, I give the knowledge of the spirit eternal; and beyond death, I give peace and freedom and reunion with those who have gone before. Nor do I demand aught in sacrifice; for behold, I am the Mother of all living, and my love is poured out upon the earth.
"

Sacerdote:

"Hear ye the words of the Star Goddess; she in the dust of whose feet are the hosts of heaven, and whose body encircles the Universe."

Sacerdotessa:  

"I who am the beauty of the green earth, and the white Moon  among the stars, and the mystery of the waters, and the desire of the heart of man, call unto thy soul. Arise, and come unto me.
For I am the soul of nature, who gives life to the universe. From me all things proceed, and unto me all things must return; and before my face, beloved of Gods and of men, let thine innermost divine self be enfolded in the rapture of the infinite.
Let my worship be within the heart that rejoiceth; for behold, all acts of love and pleasure are my rituals. And therefore let there be beauty and strength, power and compassion, honour and humility, mirth and reverence within you. And thou who thinkest to seek for me, know thy seeking and yearning shall avail thee not unless thou knowest the mystery; that if that which thou seekest thee findest not within thee, thou wilt never find it without thee. For behold, I have been with thee from the beginning; and I am that which is attained at the end of desire.
"
 

L’incarico della Dea
(Traduzione di Cronos e Gabriel)

Il Gran Sacerdote dice:
"Ascoltate le parole della Grande Madre; lei che anticamente era chiamata fra gli uomini Artemide, Astarte, Atena, Dione, Melusine, Afrodite, Cerridwen, Dana, Arianrhod, Iside, Bride e con molti altri nomi ancora."

La Gran Sacerdotessa dice:
"Quando avrete bisogno di qualcosa, una volta al mese, e meglio se quando la luna è piena, allora voi vi riunirete in qualche luogo segreto e adorerete lo spirito di me che sono la Regina di tutte le streghe. Allora vi riunirete voi che desiderate imparare tutte le arti della stregoneria, e tuttavia non avete ancora raggiunto i suoi segreti più profondi; a voi io insegnerò cose che sono ancora sconosciute. E voi sarete liberi dalla schiavitù; e come segno che siete realmente liberi, sarete nudi nei vostri riti; e danzerete, canterete, banchetterete, suonerete musica e farete l’amore, tutto in mia lode. Perché mia è l’estasi dello spirito, e mia altresì è la gioia sulla terra; perché la mia legge è amore verso tutti gli esseri. Mantenete puro il vostro più alto ideale; tendete sempre verso esso; che nulla vi fermi o vi faccia deviare. Perché mia è la porta segreta che si apre sulla Terra dell’Eterna Giovinezza, e mia è la coppa del vino della vita, e il Calderone di Cerridwen, che è il SantoGraal dell’immortalità. Io sono la graziosa Dea che dona il dono della gioia al cuore dell’uomo. Sulla terra io dono la conoscenza dello spirito eterno; e oltre la morte, io dono la pace, la libertà e la riunione con coloro che sono dipartiti. Né io richiedo sacrifici; perché vedete, io sono la Madre di tutto ciò che vive, e il mio amore si riversa sulla terra."

Il Gran Sacerdote dice:
"Ascoltate voi le parole della Dea delle Stelle; lei, nella polvere dei cui piedi danzano gli abitanti dei cieli, lei, il cui corpo abbraccia l’universo intero."

La Gran Sacerdotessa riprende:
"Io, che sono la bellezza della terra verdeggiante, e la candida luna fra le stelle, e il mistero delle acque, e il desiderio nel cuore dell’uomo, chiamo le vostre anime. Alzatevi e venite a me. Perché io sono l’anima della natura che dà vita all’universo. Da me tutte le cose procedono e a me tutte le cose devono infine ritornare; e di fronte al mio volto, amato dagli Dei e dagli uomini, lasciate che il vostro io divino più profondo sia avvolto dall’estasi dell’infinito. Che la mia adorazione risieda nel cuore che gioisce; giacché tutti gli atti di amore e piacere sono rituali a me consacrati. E perciò che in voi ci siano bellezza e forza, potere e compassione, onore ed umiltà, gioia e venerazione.  E voi che pensate di cercarmi, sappiate che il vostro ricercare e anelare non vi porterà alcun vantaggio se ignorate il mistero: che se ciò che cercate non riuscite a trovarlo dentro di voi, non lo troverete mai fuori da voi. Perché vedete, io sono stata con voi sin dall’inizio; e io sono ciò che è conquistato alla fine del desiderio."

 

Questo riportato sopra è la traduzione de “l’Incarico della Dea” scritto da Doreen Valiente. E’ uno dei centri nevralgici della ritualistica Wicca. Per quante forme possa assumere, diversificato da tradizione a tradizione, da sensibilità a sensibilità, resta il nucleo comune delle varie tradizioni Wicca. Quello che vogliamo riportare qui è un analisi del testo per permettere di comprendere in maniera più esaustiva quello che molti leggono e pochi comprendono. Ovviamente trattasi di un analisi personale di chi scrive, quindi non vuole essere Verità, ma una visione parziale e dovuta solo all’esperienza e alle capacità di chi scrive, questo inciso è necessario per evitare i soliti scontri dovuti a idee e ideologie diverse tra i praticanti.

Torniamo ora all’incarico, che invitiamo a leggere più di una volta con attenzione, e analizziamolo:
inizia il Grande Sacerdote, colui che nella ritualistica tradizionale conduce il rito, che presenta la Divinità, non come una, ma come tante, non come tante, ma come una e molteplice presenza.
“Ascoltate le parole della Grande Madre; lei che anticamente era chiamata fra gli uomini Artemide, Astarte, Atena, Dione, Melusine, Afrodite, Cerridwen, Dana, Arianrhod, Iside, Bride e con molti altri nomi ancora.”
Il Sacerdote con questa frase non solo presenta la Divinità, ma impone l’ascolto, un ascolto ovviamente profondo venendo le parole dalla Dea e non dalla Sacerdotessa che lo recita soltanto.

“Quando avrete bisogno di qualcosa, una volta al mese, e meglio se quando la luna è piena, allora voi vi riunirete in qualche luogo segreto e adorerete lo spirito di me che sono la Regina di tutte le streghe.”
Come detto la Sacerdotessa parla in prima persona identificandosi con la Dea, o meglio la Dea si personifica nella Sacerdotessa. Risuonano con maggiore forza tre concetti, il primo “e meglio se quando la luna è piena”  riporta lo stato lunare della Dea, sottintende che il giorno del plenilunio è il momento di maggiore forza ed energia, il giorno dedicato alla Dea per antonomasia. Il secondo “voi vi riunirete in qualche luogo segreto” porta alla luce il principio misterico della Wicca, lo status di religione “notturna” e riservata a pochi. Il terzo punto è “lo spirito di me che sono la Regina di tutte le streghe.”  questo deriva ovviamente dal “Aradia, il vangelo delle streghe” la Dea dice di essere Colei che tramanda e “concede” la Stregoneria e i suoi segreti a chi la adora a chi la riconosce come Regina di tutte le Streghe. In questo brano la Dea esprime già tre dei punti chiave della Wicca, lo status di religione lunare, almeno per quanto riguarda il culto nei confronti del principio femminile, il culto misterico ed iniziatico e non ultimo quello che è un concetto aristocratico, è la Dea che sceglie in base a quelle che sono le capacità della persona.

“Allora vi riunirete voi che desiderate imparare tutte le arti della stregoneria, e tuttavia non avete ancora raggiunto i suoi segreti più profondi; a voi io insegnerò cose che sono ancora sconosciute. E voi sarete liberi dalla schiavitù; e come segno che siete realmente liberi, sarete nudi nei vostri riti; e danzerete, canterete, banchetterete, suonerete musica e farete l’amore, tutto in mia lode.” Questo pezzo del testo ribadisce alcuni concetti presentati finora e aggiunge un altro spunto di riflessione, la LIBERTÀ di essere la Dea, essere in simbiosi con Lei produce uno stato di libertà assoluta che non può essere raggiunto in altro modo e, per questo motivo, la Dea richiede solo che chi pratica sia libero e lo fa notare con queste frasi:  “sarete nudi nei vostri riti; e danzerete, canterete, banchetterete, suonerete musica e farete l’amore, tutto in mia lode.”  il senso di queste affermazioni è ovviamente figurato, almeno nello stato attuale delle celebrazioni Wicca, anche se alcune tradizioni lo vedono meno figurato, ma è ovviamente questione di libertà.

“Perché mia è l’estasi dello spirito, e mia altresì è la gioia sulla terra; perché la mia legge è amore verso tutti gli esseri. Mantenete puro il vostro più alto ideale; tendete sempre verso esso; che nulla vi fermi o vi faccia deviare. Perché mia è la porta segreta che si apre sulla Terra dell’Eterna Giovinezza, e mia è la coppa del vino della vita, e il Calderone di Cerridwen, che è il SantoGraal dell’immortalità. Io sono la graziosa Dea che dona il dono della gioia al cuore dell’uomo. Sulla terra io dono la conoscenza dello spirito eterno; e oltre la morte, io dono la pace, la libertà e la riunione con coloro che sono dipartiti.”
In questo brano la Dea porta a conoscenza del praticante il suo essere più profondo e dona consigli e dice cosa fare per rimanere con Lei, per essere Lei. Si comincia a comprendere che la Dea è “Tutto”, non qualcosa di trascendente, sconosciuto e non palpabile, ma tutto ciò che si può incontrare, toccare e sentire. Non chiede fede e credenza cieca, ma si pone come qualcosa di tangibile.

Altro pezzo importante è questo: “Né io richiedo sacrifici; perché vedete, io sono la Madre di tutto ciò che vive, e il mio amore si riversa sulla terra.”
La Dea dice “ io sono la Madre di tutto ciò che vive, e il mio amore si riversa sulla terra.” la scintilla che dona la vita, l’aspetto femminile che tutto crea, in unione con il principio maschile, e che tutto è. E per questo motivo non richiede sacrifici, il suo amore cinge tutto e per questo motivo non avrebbe senso richiedere immolazioni, a chi ami non richiedi sacrifici.

Riprende il Sacerdote:
“Ascoltate voi le parole della Dea delle Stelle; lei, nella polvere dei cui piedi danzano gli abitanti dei cieli, lei, il cui corpo abbraccia l’universo intero.”
Ancora con maggior forza il Sacerdote, usando un imperativo, pone l’attenzione sulle parole della Dea concludendo con la frase “il cui corpo abbraccia l’universo intero.” per enfatizzarne la grandezza, ma non è solo un senso figurato e poetico.

“Io, che sono la bellezza della terra verdeggiante, e la candida luna fra le stelle, e il mistero delle acque, e il desiderio nel cuore dell’uomo, chiamo le vostre anime. Alzatevi e venite a me. Perché io sono l’anima della natura che dà vita all’universo. Da me tutte le cose procedono e a me tutte le cose devono infine ritornare; e di fronte al mio volto, amato dagli Dei e dagli uomini, lasciate che il vostro io divino più profondo sia avvolto dall’estasi dell’infinito.”
Ecco che con queste parole la Dea espressamente si presenta nella sua immanenza, mentre prima ne faceva solo intendere la sua reale natura, ora dice “Io, che sono…”
Importante è anche l’ultima parte del brano riportato che riproponiamo nuovamente per farne comprendere l’importanza: “Da me tutte le cose procedono e a me tutte le cose devono infine ritornare; e di fronte al mio volto, amato dagli Dei e dagli uomini, lasciate che il vostro io divino più profondo sia avvolto dall’estasi dell’infinito.”  Qui viene reso nella sua importanza l’unione tra il divino che abbiamo in noi e ciò che ci circonda, il divenire un'unica cosa con la Natura, che non è solo figurata o esclusivo di un vivere in armonia con la natura, ma è uno stato reale e nel contempo differente dalla realtà.

“Che la mia adorazione risieda nel cuore che gioisce; giacché tutti gli atti di amore e piacere sono rituali a me consacrati. E perciò che in voi ci siano bellezza e forza, potere e compassione, onore ed umiltà, gioia e venerazione.”
Ancora, la Dea, dice che sono gli atti di amore e di gioia ad essere suoi e non il sacrificio e la pena, questo puntare sull’assenza di sacrificio nella devozione è un altro punto focale della Wicca, non servono rinunce o sacrifici, serve essere tutt’uno con la Divinità e quindi vivere in essa e con essa.

“E voi che pensate di cercarmi, sappiate che il vostro ricercare e anelare non vi porterà alcun vantaggio se ignorate il mistero: che se ciò che cercate non riuscite a trovarlo dentro di voi, non lo troverete mai fuori da voi. Perché vedete, io sono stata con voi sin dall’inizio; e io sono ciò che è conquistato alla fine del desiderio.”
Il frammento finale dell’Incarico è la spiegazione di ciò che finora è stato espresso, come fare per ottenere una reale Unione con la Dea? Cercarla dentro di sé ed espandersi a tal punto di toccarla, fondendosi con Lei. Questo è l’unico modo, “Perché vedete, io sono stata con voi sin dall’inizio” e “voi che pensate di cercarmi, sappiate che il vostro ricercare e anelare non vi porterà alcun vantaggio se ignorate il mistero” e cos’è questo mistero? “Che se ciò che cercate non riuscite a trovarlo dentro di voi, non lo troverete mai fuori da voi.”.  Poi aggiunge: “ e io sono ciò che è conquistato alla fine del desiderio.” quando il desiderio è stato colmato, se di reale desiderio e necessità(ndr. “Il vostro più alto ideale”) si tratta, si raggiunge l’estasi e siccome mia è l’estasi dello spirito” si raggiunge la Divinità.

Dopo questa analisi, discutibile quanto le altre fatte, dobbiamo ricordare che si tratta di un testo scritto da un essere umano, ma che incarna perfettamente lo spirito della Wicca. Quando nell’analisi ho scritto “la Dea dice” è perché questo avviene durante il rituale, non è la Sacerdotessa, ma chi questa rappresenta a parlare.
Doreen Valiente, che è stata una delle Sacerdotesse di Gardner, sicuramente la più famosa, scrive questo brano ispirandosi ad Apuleio e all’Aradia di Leland, nonché ad altri testi classici e la sua grande capacità poetica.

 

FONTI:
“A Witches’ bible” – Farrar

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 03 Aprile 2009 14:52 )
 

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